Sett. 42 - Renzo

Sett. 42 – Renzo

Mai studiato in università, nessuno se lo fila. Se non lo guardano gli architetti, perchè dovrebbero guardarlo gli altri? Negli anni di studio mi hanno rifilato tante persone del passato, mai i contemporanei. L’unico che veniva proposto come modello e riferimento è stato Aldo Rossi, che sebbene potrebbe ancora oggi essere vivo, purtroppo di lui ora abbiamo solo l’eredità. Qualcuno ogni tanto citava Gregotti, ma solo raramente.

Ma di architetti contemporanei e viventi ne vengono proposti di continuo, e in qualsiasi occasione (in ambito universitario). Foster è un riferimento per le tecnologie utilizzate, le soluzioni spaziali, la composizione, per la sostenibilità; Zaha Hadid, Rogers, Libeskind, Gehry e tanti altri nomi noti, coloro che vengono definiti archistar, vengono proposti di continuo, ognuno per una motivazione diversa. Li abbiamo anche studiati, abbiamo letto monografie, sono state proposte visite dedicate.

Ma gli italiani no, mai.

Eppure, se c’è un campo dove gli italiani sono sul pezzo, e che oggi è probabilmente il campo più esplorato nell’ambito della progettazione architettonica, è la sostenibilità, il green, la zero energy ecc.

In Italia abbiamo sistemi di certificazione di “nostra produzione”, abbiamo architetti che fanno edifici-albero, c’è Cucinella, l’architetto che ha appena completato un’asilo nido, altro tema in cui l’Italia ha la fortuna di portare il nome di pensatori riconosciuti e stimati a livello mondiale. Il cosiddetto Reggio Approach è ormai esportato un po’ ovunque da qualche decennio.

A parte un po’ di parole in libertà, torniamo indietro e recuperiamo il nostro caro architetto, Pritzker, Senatore a vita Renzo Piano.
Non so perchè non se ne parli abbastanza, forse succede anche per altre autorità in campi che però io non conosco abbastanza.

Nelle ultime settimane si è parlato di lui per due progetti (uno realizzato e uno un ancora di sola teoria), in particolare: il grattacielo Intesa San Paolo a Torino e un progetto di una scuola.
Oltre all’aspetto estetico e progettuale in senso stretto, questi progetti toccano i temi citati (sosteniblità e infanzia) in modo deciso.

La torre di Torino è la prima in Europa ad aver centrato l’obbiettivo della certificazione Leed, mentre il progetto della scuola è un po’ più su un piano teorico al momento, sebbene le linee guida siano fortemente formali (nascono dal gruppo di lavoro G124 con la collaborazione con pedagogisti e sociologhi).

Metto nei link qualche documento informativo che può illustrare meglio alcune caratteristiche. Rispetto a tanti che ho letto sulla torre di Torino ne ho trovato uno de Il sole 24 ore che illustra bene la complessità della progettazione di un edificio di tale dimensione e il coinvolgimento di diverse speciche competenze.
Della scuola inserisco un link ad un articolo scritto dal maestro Franco Lorenzoni, cui ha dato risposta Renzo Piano ed il suo gruppo di lavoro al Senato G124.

Tutto questo per dire per ricordarmi che il Made in Italy non è di soli prodotti, ma anche di idee forse.

O forse solo per elogiare Renzo Piano.

Articolo Casa24
Articolo di Franco Lorenzoni
Linee guida G124

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