Sett. 49 - Il flusso di lavoro secondo Reuters (e secondo me)

Sett. 49 – Il flusso di lavoro secondo Reuters (e secondo me)

Reuters, una delle più grandi agenzie di fotografi al mondo ha deciso di bandire dal proprio flusso di lavoro il file RAW. Ma il RAW mica viene eliminato, no, perchè le macchine scattano sia in JPEG che in RAW, ed eliminando il salvataggio del RAW in fase di scatto non si perde troppo tempo (a meno che non si inizi ad entrare nel mondo dei decimi di secondo).
Ma, tornando un attimino indietro, dovremmo chiederci cosa sono il JPEG e il RAW. Sono semplicemente due formati digitali delle nostre visioni, sono fatti entrambe per essere modificati, volendo.
Semplificando ulteriormente, sono le pellicole digitali, e le pellicole, come il digitale, possono essere modificate ed alterate.

La fotografia giornalistica, o il fotogiornalismo, per come lo conosciamo, è una forma di arte. E’ una forma di arte fintanto che ci soffermiamo sullo sbarco in Normandia (quello di Capa) o la Primavera di Praga (quella di Josef Koudelka). Il resto non lo conosciamo ma c’è, nel senso che i giornali non hanno sicuramente sempre pubblicato arte, ma anche semplice documentazione delle storie che si susseguono. Così è probabile che succeda oggi, senza rendercene conto. Ho aperto il cartaceo di Internazionale, visto il recente evento di Parigi ero curioso di vedere quali immagini fossero state catturate e selezionate per un evento del genere. Belle, ma non credo che tra un po’ di anni ci ricorderemo delle immagini che tal fotografo su questa rivista piuttosto che l’altro fotografo su quell’altra hanno pubblicato (non le ho comprate tutte le riviste per fare una prova).

E dunque se questo dovesse avverarsi, allora quelle che oggi sono state pubblicate come fotografie (reportage fotografico) passeranno un domani come semplici testimonianze atte a ricordarci alcuni aspetti dell’evento (questo in particolare ma anche in generale per altre storie).

La Reuters, che è una agenzia, e che vende le sue notizie (in immagini), cosa fa? Cioé, è un museo o una società? cerca talenti o profitti? Chiaramente la seconda (si, certo, dovendo tenere un certo livello questo non vuol dire che acquista al ribasso e quindi evitando di proposito la qualità). E fin qui in realtà non ci trovo nulla di strano, neanche nel fatto che abbia inviato una comunicazione a tutti i suoi shooters sparsi per il mondo invitandoli a non usare il RAW per essere più veloci.
Mi fermo qui per ora, facendo una piccola considerazione, ovvero che le foto non vengono stampate in RAW, ma vengono comunque convertite in un altro formato prima di essere stampate, pertanto l’indicazione sembra superflua.
Ma la comunicazione entra nello specifico, sostenendo che il Jpeg permette una minore manipolazione del RAW, subisce maggiori danni all’aumentare delle modifiche. E anche qui potrebbero avere ragione.

Ma tutto questo ragionamento si perde nel momento in cui viene data come finalità di questa decisione una maggiore adesione alla realtà, supponendo che la minore lavorazione delle immagini possa restituire al meglio un dato avvenimento al pubblico.

Il bianco e nero non è reale.

La farcitura delle spiegazioni (l’unica vera) viene naturalmente esplicitata nella nota, e anche in maniera palese, ovvero che il flusso della consegna alle testate giornalistiche deve essere sempre più rapida. Il punto è: non badate a fare il bello e il cattivo tempo, fotografate quello che si vede e che la gente si aspetta di vedere, che noi (Reuters) lo passiamo a chi stampa e/o pubblica. Minore tempo nel processo di realizzazione, editing e trasmissione significa sicuramente un maggiore risparmio di tempo e quindi forse di costi della catena di montaggio.

Ma questo presupposto può portare a due conclusioni, una più palese (e su questo, non credo tuttavia di dire che sia automatico il riflesso negativo) ed una più, per così dire, sottile (ma più tragica).

Quella più palese come considerazione è il fatto che nella velocità si può (non per forza) perdere la qualità.

Quella più sottile è che la maggiore velocità richiesta può portare ad una ulteriore proliferazione di immagini. Secondo la probabilità se abbiamo dieci minuti a disposizione per uno scatto significativo, sette li potremmo perdere per cercare il punto di osservazione che più si trova confacente alla scena che si prospetta davanti, e dunque dedicare tre minuti alla fotografia. Se, al contrario, quello che ci viene chiesto è l’essere imparziale, passeremo quei sette minuti scattando di continuo (aspettando di avere i tre minuti restanti per le foto cui presteremo maggiore attenzione).

E così la fotografia perderà sempre di più il suo ruolo anche di educatore.

E’ un po’ come leggere un articolo e un libro. Se la nostra intenzione è quella di apprendere notizie leggiamo un articolo, se abbiamo voglia di approfondire ed entrare in una storia leggiamo un libro (che richiede più tempo). Non è tutta matematica la fotografia, la lettura o l’arte in generale, ma un tempo lungo è più facile che ci possa aiutare a capire.

Dico io.

Articolo su Petapixel
i principi Reuters
John Vink

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