Sett. 50 - Lo spazio pubblico, così pare

Sett. 50 – Lo spazio pubblico, così pare

Fino a qualche tempo fa cercavo di scrivere un articolo alla settimana, basandomi sui fatti della settimana, a volte le ricorrenze. Ma sono così, non costante, e sono riuscito a portare avanti questa cosa solo per qualche tempo, a volte scrivendo cose di cui non ero neanche realmente interessato. E allora è passato del tempo, e ho ripreso scrivendo solo quando ne avevo voglia, o quando qualche notizia mi interessava in modo particolare e suscitava riflessioni, naturalmente condivisibili e non.

E ora anche le riflessioni si fanno più lunghe, serve del tempo a volte per chiudere un pensiero.

Scrivo quindi solo ora qualcosa sulla strage di Parigi.

Quello che è successo è noto a tutti, quello che sta dietro dipende a seconda del livello di approfondimento personale. Ma c’è anche il davanti delle cose, quello che succede dopo.

Il prima lo diamo un po’ per scontato (a seconda che si voglia tirare fuori la Storia degli ultimi due millenni, dell’11 settembre, del rifornimento armi, ecc), il durante, o meglio quello che è successo, è abbastanza banale (brutto usare questo termine, lo so), quello che è successo dopo è anche ora.

Diciamo che proviamo a parlare del dopo inteso come il tempo della reazione agli eventi, quindi l’immediato dopo. A parte la divulgazione della notizia nelle sue diverse forme, e l’acquisizione della notizia, c’è il momento della risposta a tale sollecitazione. E una reazione ne comporta una ulteriore ancora, e così via (e si fa la Storia).

Iniziamo a mettere ordine, il mio punto di partenza è stato, come spesso mi accade ultimamente, la lettura dell’articolo di Fotocrazia in merito alle contestazioni in Piazza della Repubblica a Parigi, ed in particolare una contestazione nella contestazione: il calpestio del “memoriale” allestito attorno al monumento alla Repubblica.

C’è stato un bel trambusto nel decidere chi avesse oltraggiato per primo il “memoriale” di fiori e candele: se i manifestanti utilizzando tali “strumenti” come “armi” contro la polizia, o la polizia calpestandoli.

All’interno dell’articolo è stato inserito un video che contiente diversi spezzoni della manifestazione, dove si può vedere in realtà quello che si vuole vedere; ad esempio, a memoria, ricordo un poliziotto che sembrava non volesse salire sui gradini alla base della statua proprio per non calpestare i fiori lasciati dagli stessi manifestanti.

Ma a parte tutta questa lunga premessa, la conclusione dell’articolo è piuttosto pessimista: “…Qui però bisogna che l’allegoria si fermi, perché neppure nella vita segreta dei simboli tutto torna e si spiega metaforicamente. E bisognerà allora ricordare che nella Parigi dove “si ricomincia”, dove “non cambieranno il nostro modo di vivere”, dove si torna al bistrò, si riaffollano i dehors, si leva lo champagne contro il Daesh, non proprio tutto è tornato come prima. Una cosa che non ha avuto l’autorizzazione a tornare nelle strade (ancora? e per quanto?) è la libertà di manifestare collettivamente e pubblicamente un pensiero divergente. Lo stato d’emergenza ha agito come un filtro che lascia passare il conforme e blocca il difforme, almeno nello spazio pubblico. Non è un ritorno, quindi, è un mutamento. Un mutamento con perdita di libertà.”

E allora mi sono chiesto cosa sia la piazza, la libertà, lo spazio pubblico e la libertà di manifestare.

E per caso ho trovato questo estratto da un libro di Gregotti, dove si parla del mutamento dello spazio pubblico e del suo utilizzo nell’ultimo secolo. E’ un po’ fuori contesto, almeno in senso stretto rispetto all’evento di cui stiamo parlando, ma forse ci può aiutare nella lettura. Voglio riportare questo passaggio: “…Naturalmente il passato non autorizza il futuro e si può anche pensare che non sia più possibile, nel mondo globalizzato della rete, sostenere che la morfologia della città sia la più autentica rappresentazione del sistema civile delle relazioni fra i cittadini e il mondo ma, al contrario, come avviene oggi, il rispecchiamento del loro stato di sudditi di un sistema sempre più oligarchico. Se le gerarchie più vaste degli imperi hanno sempre costruito nella città riferimenti relazionali anche ben al di là della vita urbana specifica, ciò che istituisce una delle contraddizioni della città di oggi è che tali riferimenti sembrano essere funzionali solo al consumo, all’informazione tecnologica e all’omogeneizzazione dei comportamenti dei cittadini per mezzo delle comunicazioni di massa come principali stimolatori delle nostre fantasie passive.”

La società si è creata nel tempo la possibilità di introdurre concetti quali la libertà in maniera estesa, e di poterla reclamare in qualsiasi momento. A proposito di spazi, piazze, libertà di manifestare, spazio pubblico, in quel video, vediamo componenti della stessa “società” combattersi, manifestanti e polizia, all’esterno, nella piazza che è anche simbolo delle manifestazioni. Succede tutto fuori, all’esterno, all’aperto: viene repressa la libertà di manifestare, viene reclamata la libertà di potersi ribellare ad una decisione imposta, vengono cacciati coloro che reclamano questa libertà, dimenticandosi forse che tutta questa guerra interna, fatta all’esterno, è fatta per manifestare contro una cosa che si è rafforzata in modo virtuale e si è manifestata in un interno, anonimo.

E’ questo il mio umile pensiero che ha richiesto qualche tempo.

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